Remote working e retribuzione

Sono stati avviati i primi esperimenti di stipendi ricalcolati per chi lavora da remoto. Vediamo insieme di cosa si tratta davvero
Lettura in: 2 minuti

Il remote working ha scardinato i classici schemi lavorativi ed oggi è un fenomeno sempre più studiato, affinché si possano comprendere le dinamiche per renderlo più efficiente e funzionale. Tra queste anche gli aspetti finanziario/retributivi del lavoratore. Il lavoratore ha cambiato le sue abitudini e, forse, non è più disposto a tornare indietro.

Ma chi lavora a distanza può vedersi dimezzato lo stipendio, non dovendo più destinare parte della sua retribuzione al viaggio per recarsi in ufficio?

Si tratta di una tematica scottante e molto dibattuta. La risposta sembra essere “scontata”, ma non è così.

Esperimenti americani

Da oltreoceano, infatti, ci giungono i primi esperimenti a riguardo. I colossi tech della Silicon Valley, come Google, Facebook e Twitter hanno iniziato quello che possiamo definire un ricalcolo degli stipendi in base alla presenza o meno in ufficio.

Queste aziende hanno studiato alcuni parametri per ricalcolare le retribuzioni di chi lavora in remoto:

– la residenza
– l’affitto
– il tragitto per recarsi a lavoro
– i costi della vita relativi al luogo in cui si abita

L’agenzia di stampa britannica Reuters sta già svolgendo alcune indagini, intervistando in particolar modo i dipendenti di Google. Secondo lo studio, in aree come New York il nuovo approccio potrebbe portare un taglio dello stipendio fino al 15 per cento, che scende anche al 5 per cento in città come Boston.

Dalle interviste notiamo che molti lavoratori non sono d’accordo con le nuove regole aziendali. Tra questi, c’è chi preferisce ogni mattina fare 3 ore di treno, piuttosto che lavorare da casa: tutto ciò per non vedere dimezzato lo stipendio, magari dopo aver ottenuto anche una sudata promozione. La categoria più colpita, infatti, è quella dei pendolari che vivono lontano dai grandi centri, dove la vita costa meno.

Si comprende come il ricalcolo degli stipendi sia una scelta che faccia molto rumore. Non tutti sono in linea con le politiche Google: colossi come Reddit e Zillow, ad esempio, hanno annunciato che non toccheranno gli stipendi dei loro dipendenti.

La situazione del lavoratore da remoto oggi

E in Italia? Le nostre aziende ancora non ipotizzano una strategia del genere, ma possiamo già immaginare che sarebbe difficile da accettare. E, nel contempo, non esiste una linea guida internazionale a riguardo.

Il lavoratore da remoto, effettivamente, non è ancora tutelato come il “classico” dipendente. Il trattamento economico dovrebbe essere il medesimo, tuttavia, come abbiamo visto, grandi aziende stanno ipotizzando altre strategie.

Il remote working ormai è la normalità e, quindi, dovrebbero esistere delle regolamentazioni più chiare. La famosa agenzia inglese Hays ha pubblicato un rapporto nel quale evidenzia la poca probabilità di un ritorno alla formula classica, caratterizzata dalla fascia oraria 9-17 e dalla presenza in ufficio. Lo studio nasce con l’obiettivo di raccogliere informazioni su come i diversi gruppi di età percepiscono il futuro del lavoro e quali condizioni si aspettano.

Sono sempre di più i lavoratori che, una volta assaggiati i vantaggi del remote working, fanno fatica ad accettare delle “vecchie” condizioni. Il mondo è cambiato e anche noi, inevitabilmente. In questo scenario, allora, è importante pensare ulteriori tutele e garanzie per una modalità lavorativa che ormai non possiamo più definire nuova.

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