Siamo davvero dipendenti dai social network? Cosa ha insegnato il grande down del 4 ottobre 2021

Il mondo social ha smesso di girare. Il 4 ottobre 2021 abbiamo sperimentato il più grande down social fino ad oggi. Vediamo insieme come abbiamo reagito
Lettura in: 3 minuti

Facebook, Instagram e WhastApp sono bloccati. Controlli se la connessione internet funziona, segni e riaccendi il telefono ma i social network non ripartono: è il “lunedì nero”, il 4 ottobre 2021. Escluso un attacco informatico esterno, pare che il motivo del down generale, che ha coinvolto le maggiori piattaforme social, sia collegato ad un problema tecnico molto complesso. Mentre esperti ipotizzano varie cause, nel suo blog interno Facebook ha spiegato in maniera semplice cosa è accaduto:

«Il nostro team di ingegneri ha scoperto che dei cambi di configurazione nei router principali che coordinano il traffico tra i nostri data center hanno provocato problemi che hanno interrotto queste comunicazioni. Questa interruzione al traffico di rete ha avuto un effetto domino sul modo in cui i data center comunicano, e ha portato all’interruzione del servizio».

Qualunque sia stato il malfunzionamento, una cosa è certa: l’assenza dei social network più usati ha creato panico tra gli utenti, ma anche tra coloro che li utilizzano per lavoro. Facebook e Instagram, infatti, sono grandi risorse di business, su cui le aziende investono per veicolare pubblicità e darsi visibilità.

Dipendenza dai social

Oltre all’uso lavorativo, i siti di social networking sono utilizzati prevalentemente per scopi sociali, ovvero per mantenere reti di amicizie, conoscere nuove persone e sentirsi accettati dalla società in cui viviamo. I social network, infatti, sono come uno spazio comune sicuro e prevedibile, potremmo dire simile ad un luogo fisico, dove condividere esperienze con altre persone.

Tuttavia, il rischio è rimanere intrappolati nel mondo virtuale e farne un uso eccessivo, che, nei casi estremi, può assumere il connotato di “ricorso compulsivo”, tipico del fenomeno della dipendenza comportamentale.

L’Osservatorio scientifico “Social Warning – Movimento Etico Digitale”, associazione no profit che lavora per diffondere la cultura digitale tra i ragazzi e promuovere un utilizzo intelligente del web, ha pubblicato un report del 2020/2021 in cui si evince che l’80 % dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni trascorre sui social più di 4 ore al giorno, praticamente due mesi interi della loro vita.

Il 7% dei ragazzi controlla lo smartphone fino a 110 volte al giorno, il 51% dei giovani da 15 e 20 anni lo fa mediamente 75 volte al giorno. La dipendenza da smartphone provoca vari disturbi del comportamento e sbalzi d’umore nel 50% dei ragazzi, il 40% ha inoltre affermato di perdere ore di sonno a causa delle connessioni notturne. In molti cercano di diminuire il loro tempo sul telefono ma il 52% dichiara di non riuscire nell’intento, inoltre il 33% definisce “eccessivo” l’uso che fa dello smartphone.

Sei ore senza i social

I dati di questa ricerca sono abbastanza allarmanti e possiamo facilmente comprendere come il panico, causato dal grande down delle maggiori piattaforme social, sia reale. Improvvisamente ci siamo sentiti spaesati, senza la possibilità di contattare i nostri amici con i soliti strumenti, intrattenerci con video su Instagram. E chi lavora con i social network è stato costretto a riprogrammare le attività, in attesa che tutto tornasse alla normalità.

In quelle sei ore abbiamo recuperato vecchi metodi: squilli al telefono, una chiamata, uscire di casa e suonare al campanello del nostro amico per avvisarlo che siamo pronti per uscire. Un ritorno al passato accettato da alcuni come salvifico, perché ha dato la possibilità di “disintossicarsi” da quella tecnologia che ogni giorno ci assilla, da altri come una maledizione.

Ogni reazione ci insegna che la tecnologia fa parte della nostra vita in un mondo iperconnesso, al punto tale che la sua assenza genera disagi importanti e intacca l’economia stessa del paese. L’esperienza che abbiamo vissuto è un’occasione per riflettere sulla necessità di implementare sempre nuovi strumenti alternativi, indispensabili per coloro che lavorano sul web e, allo stesso tempo, investire sulla progettazione di percorsi formativi che aiutino i più giovani ad un uso consapevole dei social network.

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